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Research Market strategy
by Swissquote Analysts
Daily Market Brief

Riunioni del FOMC e della BoJ

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L’oro s’impenna su Fed colomba

By Peter Rosenstreich

La riunione del FOMC di ieri non è stata spettacolare, giacché i tassi d’interesse sono rimasti invariati, ma il messaggio chiave è chiaro. Eliminando il termine “paziente” dal comunicato ufficiale, la Federal Reserve ha assunto un’impostazione da colomba. La valutazione economica è stata ottimistica, ma le variazioni nella direzione della politica sono state giustificate dalle prospettive d’inflazione deboli. Ora il mercato sconta la probabilità di tre tagli del tasso nel 2019. L’intervento sta per arrivare e il mercato sconta una probabilità del 100% di un taglio a luglio (in aumento dall’80% precedente) e l’eventualità di altri due tagli è salita al 70% dal 45% precedente alla riunione. La propensione al rischio ha reagito come da previsioni: le azioni USA sono salite marginalmente (titoli bancari molto staccati) e l’USD è sceso contro le valute G10.

Sulla scia delle attese che la banca centrale USA continuerà a svalutare l’USD, i prezzi dell’oro si sono impennati, salendo da $1.357 a $1.394 in un’unica seduta. La correlazione inversa fra l’oro e i rendimenti reali USA è forte. Man mano che la Fed spinge al ribasso i rendimenti dei titoli a scadenza breve (i rendimenti dei titoli USA a 2 anni sono scesi bruscamente, dall’1,87% all’1,73%), l’oro dovrebbe luccicare ancora di più. I tweet del presidente Trump per un USD più debole e l’apparente capitolazione di Powell potrebbero far riacquisire all’oro il titolo di asset anti-USD (al momento rubatogli dall’ultimo arrivato Bitcoin). Detto questo, il re delle criptovalute sta tornando verso il massimo di fascia a $9.477.


La BoJ non riesce ad attenuare lo JPY

By Vincent Mivelaz

Gli investitori hanno esaminato attentamente il comunicato della banca centrale USA, confermando che i tagli dei tassi sono soluzioni possibili per sostenere l’espansione. Nel frattempo, la riunione di politica monetaria della Banca del Giappone (BoJ) non è stata foriera di novità, sebbene Fed e BCE stiano passando a un’impostazione accomodante. Lo JPY dovrebbe quindi acquisire slancio: incertezze sul mercato e limitato spazio di manovra della BoJ rimangono le argomentazioni chiave.

Analogamente a quanto successo alla riunione precedente del 25 aprile 2019, i membri della BoJ hanno votato (7-2) per mantenere una politica monetaria ultra-accomodante, con tassi d’interesse di breve e lungo termine rispettivamente al -0,10% e allo 0%, mantenendo l’impegno ad aumentare le consistenze in titoli di Stato di JPY per un valore pari a 80 mila miliardi ($742 miliardi) all’anno. La valutazione economica della BoJ non ha subito variazioni e indica che l’economia cresce a un ritmo moderato, a differenza del giudizio dell’Ufficio di gabinetto governativo che due settimane fa aveva modificato il termine “indebolimento” con “peggioramento”. Poiché la guerra commerciale sta riducendo la domanda di merci giapponesi, e l’allentamento di BCE e Fed avrebbe un impatto negativo sullo yen e, in fin dei conti, sulla crescita economica e sull’inflazione, alcuni analisti prevedono che la BoJ taglierà i tassi, anche se, a nostro avviso, una reazione del genere avrebbe un impatto limitato. Il settore bancario giapponese sta già affrontando forti pressioni sui margini e un ulteriore calo dei tassi d’interesse potrebbe danneggiare la salute finanziaria del settore. Inoltre, in prospettiva, uno JPY più forte sarebbe anche un notevole ostacolo per le esportazioni giapponesi.

Al momento l’USD/JPY scambia a 107,78, avvicinandosi al forte supporto a 107,68 (03/01/2019).

 
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